Ragadi anali: tutto quello che c’è da sapere

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Le ragadi anali sono un piccolo taglietto che si forma in prossimità dell’ano, provocato durante la fase defecale, per una eccessiva dilatazione. Si tratta di un vero e proprio fastidio, in quanto non solo provoca irritazione ma anche dolore.

I sintomi del ragadi all’ano

Per quel che riguarda i sintomi, le ragadi anali provocano delle fitte molto intense soprattutto quando si espellono le feci. In particolare tale fastidio si intensifica in caso di stitichezza che poi come vedremo rappresenta una delle cause scatenanti del problema stesso.

Insieme alla stipsi dunque si manifesta un forte dolore che attraversa ben tre casi di intensità. All’inizio, quando passano le feci, il dolore è lancinante. Dopodiché si vive una sensazione di stasi in cui il dolore sembra quasi passare. L’ultima fase si manifesta a distanza di una decina di minuti, quando il dolore torna ad acutizzarsi fino a durare anche tutta la giornata.

Spesso, dopo aver defecato si potrebbe notare anche un leggero sanguinamento, misto a bruciore e prurito.

Le cause

Come anticipato, a causare queste lacerazioni sono gli sforzi provocati nella fase della defecazione, se si soffre di stipsi. Altri motivi di presenza possono essere involontari ingerimenti di ossa di pollo o lische di pesce, che tendono a lesionare l’ano.

Stranamente anche le scariche diarroiche possono provocare le ragadi. In questo caso, infatti, la peristalsi dell’intestino è talmente rapida da provocare uno scorretto assorbimento di acqua, elettroliti e nutrienti. La qual cosa porta le feci ad assumere un pH alcalino. Tra le cause potrebbe annoverarsi pure la scarsa igiene intima personale e alcune abitudini sessuali: il coito anale e tutto ciò che prevede l’inserimento di corpi estranei nell'orifizio anale.

Come si diagnosticano e quali sono le cure per le ragadi anali?

Essendo molto chiari quelli che sono i sintomi e le cause, può non essere difficile individuare la presenza di eventuali ragadi. Ovviamente in fase di diagnosi è bene fare tutti controlli del caso per capire se il paziente ipoteticamente sia affetto da altre patologie come le emorroidi, le neoplasie dell’ano e del retto, malattie infiammatorie e a trasmissione sessuale.

Pur trattandosi di un fastidio imbarazzante, è bene avere un rapporto di totale apertura con il proprio medico, non vergognandosi di spiegare la problematica. Descrivere i dettagli del disturbo allo specialista è importante per capire che tipo di dolore sia, se si basa sui tre step succitati. Soprattutto è fondamentale osservare le feci per capire se c’è traccia di sangue e se alla fine si vive uno spasmo sfinterico, elemento distintivo della ragade. 

A questo punto è giusto domandarsi, come si curano le ragadi? In primis bisogna fare attenzione a come si mangia. Per questo motivo infatti, sarebbe buona abitudine iniziare ad ingerire esclusivamente cibi ad alto contenuto di fibre. Inoltre non bisogna mai dimenticare che occorre una buona dose di idratazione costante.

All’interno del regime alimentare quotidiano ci dovrebbe essere sempre: pane integrale, riso integrale, pasta, avena, fagioli. Ma anche, lenticchie, frutta, verdura.

Sono molto consigliati inoltre gli integratori di fibra per permettere di produrre e secernere delle feci morbide. Tra questi lo specialista potrebbe indicare, metilcellulosa, crusca o gomma sterculia. Sono prodotti questo facilmente reperibili in farmacia o su prescrizione medica. 

Spesso si ricorre anche a rimedi fitoterapici, come un miorilassante topico a base di erbe e altre pomate utili per lenire la lacerazione. Tipico esempio è quello a base di calendula.

Altresì consigliato è l’esercizio fisico. Questo affinché si possa assecondare lo stimolo di andare al bagno. Ci vuole dunque movimento corporale fisso e costante, soprattutto a scopo preventivo. Grazie alla pratica fisica l’intestino si educa ad una sana e corretta evacuazione, evitando inutili sforzi.

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