Artiglio del diavolo

 By Uploader originale era Henri Pidoux a fr.wikipedia (Trasferito da fr.wikipedia) [<font><font>Attribuzione</font></font>], from Wikimedia Commons L’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), o arpagofito, è una pianta rampicante perenne, appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae, diffusa nell’Africa Meridinale e molto utilizzata nella medicina tradizionale dei popoli sud-africani.

La denominazione “artiglio del diavolo” deriva dalla particolarità dei frutti dell’arpagofito, costituiti da spine a forma di uncino, presenti lungo la sua radice, dove molti animali (soprattutto i roditori) rimangono impigliati, morendo di fame o in seguito alle ferite riportate.

La radice primaria dell’artiglio del diavolo si ramifica in radici secondarie tuberiformi, nelle quali sono concentrati i principi attivi della pianta, i glucosidi iridoidi, tra cui l’arpagoside è in principale.

Artiglio del diavolo: proprietà

Le proprietà benefiche dell’artiglio del diavolo sono attribuite proprio alla presenza dei glucosidi iridoidi.

Gli estratti di questa pianta hanno capacità antinfiammatorie ed antireumatiche simili a quelle dei farmaci antinfiammatori; questi sono reperibili sia per uso interno: capsule, compresse o tintura madre, sia per uso topico: creme o pomate.

L’artiglio del diavolo si dimostra efficace in caso di: tendiniti, osteoartriti, artrosi, reumatismi, mal di schiena, sciatica, artrite reumatoide, dolore cervicale, contusioni, dolori muscolari e mal di testa.

A bassi dosaggi, gli estratti dell’artiglio del diavolo si dimostrano utili in caso di difficoltà digestive, grazie ai principi attivi amari in grado di stimolare la produzione di succhi gastrici.

Gli estratti di questa pianta aiutano anche ad abbassare il colesterolo e ad eliminare l’acido urico, utili nel trattamento della gotta

Artiglio del diavolo: avvertenze e controindicazioni

Come per qualsiasi altro integratore, prima di utilizzare l’artiglio del diavolo è bene chiedere il parere del proprio medico per definire modalità e dosaggio di assunzione che varieranno in base al disturbo da trattare, anche perché potrebbe essere controindicato per via di possibili interazioni con eventuali farmaci già in uso.

L’assunzione di questi estratti andrebbe evitata in caso di disturbi gastrici o ulcere, a causa dei principi attivi amari che stimolano la produzione di succhi gastrici.

Non si deve assumere nemmeno in caso di gravidanza, durante l’allattamento e nei bambini.

Gli effetti collaterali più comuni che si possono verificare in soggetti particolarmente sensibili sono caratterizzati da nausea e dolori allo stomaco.