Emorroidi

Le emorroidi sono dei tessuti presenti all'interno del canale anale,  abbondantemente irrorati da vasi sanguigni e che contribuiscono al contenimento fecale.

La patologia emorroidaria: sintomi classificazione e cause

La malattia emorroidaria è molto comune che colpisce almeno una volta nella vita circa il 90% delle persone. Essa è una condizione patologica che consiste nell’alterazione o nel deterioramento dell’emorroidi; anche se non è un male che può mettere in pericolo la vita, la visita specialistica è importane per escludere patologie più gravi.

I sintomi possono essere: il sanguinamento (presente in circa quattro casi su cinque), il prurito, il dolore, il gonfiore ed il prolasso. All’esordio della malattia la preoccupazione più grande sta nel vedere del sangue uscire durante o subito dopo la defecazione. Il sangue emorroidario è di color rosso vivo, a differenza di quello fuoriuscito dal colon che si presenterebbe scuro.

Le emorroidi sono classificate in base alla loro posizione e alla gravità.

Sono dette interne quando si sviluppano all’interno del canale anale, oppure esterne quando fuoriescono (prolasso). Le emorroidi interne normalmente sono indolori e con sanguinamento frequente, mentre quelle esterne generalmente presentano diversi sintomi, tra i quali: prurito, gonfiore, sanguinamento e dolore in caso di trombosi (la durata di solito è di 2 o 3 giorni).

A seconda delle gravità si suddividono in quattro gradi:

emorroidi di primo grado: spesso non danno dolore, si trovano in posizione interna ed il sintomo più frequente è il sanguinamento;

emorroidi di secondo grado: si trovano ancora in posizione interna, ma durante la defecazione fuoriescono per poi rientrare spontaneamente, i sintomi sono: sanguinamento prurito e talvolta dolore;

emorroidi di terzo grado: generalmente sono prolassate verso l’esterno e necessitano di manovra manuale per il riposizionamento,  di solito danno dolore;

emorroidi di quarto grado: sono prolassate in maniera definitiva verso l’esterno e non sono riposizionabili manualmente, i sintomi possibili sono il dolore (soprattutto in caso di trombosi) e la mucosa anale infiammata.

le principali cause sono: la predisposizione genetica, l’alimentazione, la stipsi e lo stile di vita (per esempio la sedentarietà, gli sforzi eccessivi, il consumo eccessivo di alcolici, il fumo e lo star troppo in piedi).

Frequenti sono le emorroidi che hanno origine oppure si aggravano durante la gravidanza o dopo il parto; nel primo caso possono essere dovute: all’alterazione ormonale, all’ effetto meccanico del feto in crescita e all’aumento della pressione addominale dovuta alle contrazioni, mentre nel secondo caso sono dovute delle spinte per far nascere il bambino; tale sforzo può provocare  un prolasso che, normalmente, regredisce spontaneamente nel giro di poche settimane.

Per quanto riguarda l’alimentazione i cibi e le bevande che possono dar origine o aggravare le emorroidi sono: il cioccolato ed il cacao, le spezie (con l’esclusione del peperoncino che, al contrario di quel che si crede, in quantità moderate non influisce negativamente sulla patologia, ma può dare senso di bruciore solo in caso di abuso), tè e caffè, gli insaccati, la carne ed i cibi grassi, i dolci, i formaggi, i cibi fritti, i molluschi ed i crostacei, l’aglio, le melanzane, i ravanelli, gli alcolici e le bibite gassate.

In caso di emorroidi o per la loro prevenzione è bene regolarizzare il transito intestinale bevendo molta acqua, consumando molti cibi ricchi di fibre, in particolare molta frutta e verdura. Anche casi di diarrea prolungata, a causa della continua irritazione delle pareti anali, possono influire negativamente sulla malattia.

La sedentarietà è tra le cause delle emorroidi e, comunque, un elemento peggiorativo del quadro sintomatologico della patologia; il movimento ed un’attività fisica leggera è molto importante per migliorare la circolazione e tonificare la regione pelvica. 

È consigliabile indossare biancheria intima traspirante, in cotone, al fine di evitare ristagni di umidità e di calore.

 

Rimedi contro le emorroidi:

innanzitutto cercare di correggere le eventuali abitudini alimentari scorrette e svolgere un po’ di attività fisica (anche una semplice passeggiata); nei casi più lievi le emorroidi possono guarire spontaneamente, mentre nei casi più gravi l’intervento chirurgico è l’unica strada da intraprendere.

L’igiene intima è un altro aspetto molto importante; utilizzando acqua tiepida ed un detergente con Ph leggermente acido si favorisce il miglioramento della sintomatologia.

I farmaci contro le emorroidi sono di due tipi: farmaci ad uso topico e farmaci da assumere per via orale.

I farmaci ad uso topico (supposte, creme ecc.) agiscono sui sintomi ed hanno tutti formulazione simile; normalmente sono composti da un anestetico locale e da un cortisone. Negli ultimi tempi sta riscuotendo un buon successo l’uso della Mesalazina, un farmaco antinfiammatorio non steroideo con funzioni terapeutiche nelle fasi attive della malattia e prevenzione delle recidive.  Se la terapia con i farmaci ad uso topico non fosse sufficiente, può essere sostenuta dall’utilizzo di farmaci per via orale aventi la funzione di rinforzare i capillari. 

Solitamente i farmaci ad uso topico sono in libera vendita, mentre quelli per via orale sono sotto prescrizione medica; è comunque opportuno chiedere il parere al medico curante sul prodotto da impiegare.

Esistono anche i cosiddetti rimedi naturali; essi consistono in formulazioni ad uso topico composte da estratti vegetali di piante come l’ippocastano, il rusco (o pungitopo) ed il cipresso; queste contengono i flavonoidi che hanno proprietà antiossidanti, antinfiammatorie ed in grado di proteggere i capillari, nonché di aumentarne la resistenza.

Soluzione chirurgica:

Esistono anche in questo caso diversi tipologie di intervento, ma ci soffermeremo solamente a parlare del metodo THD (Dearterializzazione emmoroidaria transanale) in quanto è il più innovativo, il meno traumatico e che consente al paziente un recupero più rapido.

Questo intervento non comporta nessuna asportazione di tessuto, ma prevede la suturazione delle branche terminali dell’arteria rettale superiore, responsabili della malattia emorroidaria (individuate da un apposito doppler), al fine di ridurre l’afflusso di sangue alle emorroidi e, nello stesso momento, si eseguirà il riposizionamento dei cuscinetti prolassati.

Questa tecnica offre indubbi vantaggi:

- l’intervento viene eseguito in anestesia locale ed il paziente viene dimesso entro le 24 ore successive;

- il dolore post intervento è di lieve entità o assente in quanto non vi è nessuna asportazione di tessuto e permette il ritorno alle normali attività dopo 2-5 giorni;

- possibilità di intervenire anche su emorroidi in stadio avanzato;

- bassissimo rischio di comparsa di recidive;

- mantenimento dei cuscinetti emorroidari e la loro funzionalità;

- infine il metodo THD può essere utilizzato in pazienti con altre patologie di entità più seria.